Nucleare, stop per un anno

Deciso dal Governo lo stop, per un anno, di ogni lavoro nel campo del nucleare. Una decisione presa anche a seguito dell'annuncio, da parte UE, di uno stress test per le centrali esistenti e che fornisce l'occasione, in campo internazionale, per rivedere procedure e direttive in materia di sicurezza.

Pubblicata il: 23/03/2011 13:45

Franco Cavalleri

Deciso dal Governo lo stop, per un anno, di ogni lavoro nel campo del nucleare. Una decisione presa anche a seguito dell'annuncio, da parte UE, di uno stress test per le centrali esistenti.La decisione è arrivata nel Consiglio dei Ministri di questa mattina, ma era attesa da giorni. Praticamente scontata, dopo l'annuncio, ieri all'ora di pranzo, da parte del Commissario UE per l'Energia, Guenther Oettinger, e del Ministro per l'energia ungherese, Tamàs Fellegi (il paese magiaro ricopre il ruolo di Presidente di turno dell'Unione), di uno stress test sullo stato di salute delle centrali nucleari nei 27 Stati Membri. Perché dodici mesi? ll calcolo è semplice: l'UE ha disposto che siano gli stessi Stati Membri ad eseguire gli stress test e a consegnarli a Bruxelles entro la fine dell'anno. Un paio di mesi o tre di tempo, per la Commissione UE, per analizzare i report preparati dai singoli Governi,e poi tutto potrà riprendere. Nel frattempo, però, un altro anno sarà passato, e di certo non influirà positivamente sullo stato della nosra economia.
Le previsioni per il prezzo del petrolio nei prossimi mesi, infatti, vedono una tendenza al rialzo. La guerra civile in Libia ha già fatto superare quota 100 dollari, ma le peggiori conseguenze del conflitto tra le due vecchie anime dello 'scatolone di sabbia', Tripolitania e Cirenaica, devono ancora mostrarsi. E' solo tra un altro mese, al massimo due, che si sentiranno appieno gli effetti sulle quotazioni del greggio.
Questi dodici mesi di moratoria saranno l'occasione anche per rivedere le procedure ed i parametri di sicurezza delle centrali nucleari, come indicato dalla stessa Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, la IAEA. Che un tale richiamo giunga da loro, peraltro, fa un po' ridere: è proprio la IAEA che detiene l'autorità e la scienza per queste procedure di sicurezza. Ed è sempre la IAEA che, un paio di anni fa, ha inserito la sicurezza tra i fattori principali che ogni Paese deve osservare nelle centrali nucleari di cui dispone. Indubbio che, tra i parametri che rientrano in questo fattore, accanto a temi tecnici e tecnologici un posto di primo piano vada riservato alla formazione ed al training dei tecnici e dei responsabili degli impianti, nonché alla predisposizione di un adeguato sistema di comunicazione.
Fukushima Daiichi ha messo chiaramente in evidenza che qualcosa non ha funzionato a dovere in questi due anni: la trasmissione di direttive e istruzioni dalla testa della gerarchia - l'IAEA - alla coda - i tecnici ed i responsabili dei singoli impianti - non sembra essere andata a buon fine, visti gli errori nella gestione della sicurezza che le prime analisi hanno messo in evidenza. Il giudizio su quanto successo nell'impianto della Tepco, peraltro, è ancora da rinviare: è troppo presto per avere a disposizione tutti i dati e le informazioni necessari per ricostruire esattamente gli eventi che hanno portato all'incidente.Altro punto sicuramente da migliorare è cme l'IAEA rcieve le informazioni: affidarsi troppo alle autorità nazionali, come abbiamo visto, presta il fianco a manipolazioni. Spinti da necessità politiche, i governi tenddono spesso a sottostimare le situazioni di rischio: l'IAEA ha quindi bisogno o di un suo network di raccolta e comunicazione delle informazioni, o di potersi affidare ad una terza parte. La prima soluzione sembrerebbe la più idonea, bisogna vedere i costi delle diverse soluzioni. 

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