Bolivia, il cambiamento climatico raccontato dai popoli indigeni

In Bolivia sta avendo luogo la prima Conferencia Mundial de los Pueblos sobre el Cambio Climático y los Derechos de la Madre Tierra, dove i popoli indigeni cercheranno di affrontare la questione del cambiamento climatico da un punto diverso rispetto a quello di Copenaghen.

Pubblicata il: 20/04/2010 19:00

Redazione GreenCity

Per "febbre di Pacha Mama" si intende il malessere che colpisce la Terra: in questo modo la chiamano i nativi delle Ande, intenzionati a mettere in evidenza l'importanza del rispetto per l'Ambiente.
In Bolivia, in connessione a ciò, è stata inaugurata la prima Conferencia Mundial de los Pueblos sobre el Cambio Climático y los Derechos de la Madre Tierra (Cmpcc) che radunerà a Cochabamba oltre 15.000 persone tra scienziati, rappresentanti delle Ong e sindacalisti.
All'evento parteciperanno esperti e delegati di tutto il mondo, chiamati ad approfondire la questione del riscaldamento globale e altre tematiche, come i rifugiati climatici, il Protocollo di Kyoto, le emissioni di Co2.
In un contesto completamente differente rispetto a quello di Copenaghen, i partecipanti cercheranno di mettere in luce i diversi problemi della madre-terra, partendo dal punto di vista delle popolazioni indigene che, come è noto, si distinguono da noi "evoluti" per avere costruito una società e delle regole che, al primo posto, contemplano il rispetto per la natura e per gli esseri viventi.
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Il logo scelto per il Cmpcc mostra questo approccio: il planisfero è rappresentato mettendo in mostra soprattutto il Sud del Mondo; sullo sfondo è presente un'indigena, che si carica in spalla la responsabilità di badare ai problemi della terra; infine è presente una wiphala, simbolo dell'interculturalità dei popoli.
Alla conferenza parteciperanno quasi tutti gli Stati dell'America Latina e non solo: anche il Gran Consiglio dei Popoli nativi del Canada, degli Usa e dei diversi Paesi africani ed asiatici.
La Bolivia ha inoltre proposto l'istituzione di un Tribunale internazionale della giustizia climatica, che avrebbe il compito di giudicare i governi e le imprese che attentano alla vita del pianeta.
Uno degli scopi del summit sarà inoltrare una richiesta formale affinché i delegati indigeni possano partecipare alla prossima Conferenza Onu di Cancun come partecipanti e non più come figuranti o osservatori.
Il presidente boliviano Evo Morales ha spiegato: "Dal 19 al 23 la Bolivia sarà la vetrina del mondo, perché avrà molta stampa internazionale e prima noi dovevamo pregare per avere accesso ai mezzi di comunicazione. Mai prima d'ora si era verificato un evento di questa grandezza, che unisce i movimenti sociali dei cinque continenti. Sono sicuro che con questo faremo la storia e questo non solo per la Bolivia, ma anche per l'America e, chi lo sa, per il mondo. Alla Conferenza mondiale assisteranno popoli indigeni dei cinque continenti per discutere dei problemi ambientali mondiali e conoscere iniziative alternative che affrontano il problema che colpisce l'umanità, dopo il fallimento della Conferenza di Copenhagen".
La Cmpcc si concluderà con un grande evento di massa il 22 aprile, il Día Internacional de la Madre Tierra.

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